2015-2021 / Contro la rivoluzione anche loschi interessi: scandalo mensa
Ecco la storia della lunga battaglia per servire ai malati psichiatrici cibo fresco di tipo familiare e non pasti preconfezionati di tipo ospedaliero che, somministrati per 365 giorni all’anno a lungodegenti e anziani, finiscono per “avvelenarne” la vita. Una battaglia che – per interessi estranei a quelli dei pazienti – li obbliga tuttora a sottostare al cinico detto: “O ti mangi questa minestra o ti butti dalla finestra”…
La storia inizia quando il cibo per le mense scolastiche e le strutture Asl del Sannio viene affidato a un’unica ditta, la Ristorò, che dal 2007 svolgeva il servizio grazie a continue proroghe, nel centro di cottura a Ponte Valentino: da qui, infatti, partivano le pietanze che, però, arrivavano nelle scuole, negli ospedali e nei centri di salute mentale sparsi per il Sannio, dopo troppo tempo e troppi chilometri per essere gustoso provocando le lamentele di alunni e pazienti.
Ciononostante il treno della Ristorò con i suoi vagoni-vaschetta sembrava inarrestabile grazie ai responsabili Asl che si ostinavano a difendere con cavilli e tabelle i “requisiti” di pietanze che sulla carta li avevano tutti: tranne la “gradevolezza” che consente a un “cibo” di essere definito tale. Ma quando a marzo 2015 i servizi di Altrabenevento e un video del Corriere.it riprendono le immagini di vermi e insetti nelle vaschette di cibo, lo scandalo scoppia a livello nazionale: e il sindaco di Benevento è costretto a sospendere la mensa nelle scuole.
La Rete Sociale chiede alla Asl di fare altrettanto nelle strutture della Salute Mentale, considerando quanto già denunciato un paio di anni prima dai responsabili dei Csm di Puglianello e Morcone, Maurizio Volpe e Lorenzo Piombo su quella refezione per i pazienti psichiatrici: “assolutamente inadeguata per il benessere e la salute mentale degli assistiti, bisognosi di un’alimentazione di tipo casalingo preparata in loco, incompatibile, con una modalità fredda e disumanizzante riproposta per tutto l’anno “avvelenandone” la vita: sia per la mancanza delle sostanze nutritive contenute nei cibi freschi, indispensabili per persone debilitate; sia per il danno piscologico”. Perciò nel 2013 Volpe e Piombo avevano ideato il progetto alternativo del laboratorio di cucina “Cotto e mangiato” interrotto dal direttore generale Michele Rossi: che durante l’happening ammetterà di avere sbagliato e di volere rimediare. Ma i tentativi fatti dalla dirigenza Asl per fare di meglio – in particolare da Mino Ventucci seguito a Rossi – debbono fare i conti con una lobbie di burocrati che difende interessi profondamente consolidati e che ingaggia un braccio di ferro con il vertice aziendale: che non cede neanche quando le indagini della magistratura confermano ulteriori retroscena ai danni dei pazienti psichiatrici.
Malati e anziani: “rifiuti umani” nutriti con “rifiuti” di cibo?
I media titolano: “Mensa degli orrori” aggiungendo: “la Guardia di Finanza avrebbe riferito di un sistematico riciclo di cibo avanzato nelle scuole – cucinato in largo anticipo, già addentato o non consumato del tutto – per la preparazione dei pasti agli ospiti delle strutture sanitarie che avevano segnalato l’immangiabilità delle pietanze, rifiutandosi di consumarle”. “Brodo pieno di olio e senza pasta”, “riso colloso” e “mozzarelle già morse” sono alcune testimonianze raccolte dagli inquirenti. “… le imputate, secondo una gerarchia di categorie sociali, avevano collocato all’ultimo posto i malati psichici e gli anziani, in quanto soggetti maggiormente deboli e vulnerabili (…)”, si legge nella costituzione di parte civile della Rete Sociale (rappresentata in giudizio dalla vicepresidente avv. Maria Teresa Vallefuoco) che è illuminante perché ricostruisce tutti i passaggi di questa sporca vicenda. Ma il lentissimo corso della magistratura risulterà talmente lento che, senza escludere l’ipotesi di reato, si concluderà con la prescrizione. Ma ecco le tappe principali del braccio di ferro fra il Commissario Ventucci e la lobbie di burocrati e loschi interessi: che rimane l’aspetto più eclatante dello “scandalo”.
Blitz culinario del commissario Asl a Puglianello e a Morcone

2 maggio 2015 – La Rete Sociale fa un gesto provocatoriamente solidale per spingere l’Asl a sospendere la mensa in via cautelativa. La presidente Serena Romano offre dei pasti in alternativa a quelli della Ristorò, attingendo al fondo istituito in memoria di sua sorella Paola tragicamente scomparsa. “Potete aggiungere un posto a tavola anche per me? –chiede allora, a sorpresa, il commissario Ventucci – Voglio constatare i fatti denunciati”. Nasce così il blitz culinario di Ventucci immortalato nelle foto. Perché dopo avere “assaggiato” per spirito di servizio il cibo in vaschette della Ristorò …. mangia a Puglianello fusilli ai funghi e carne al forno preparati da un ristorantino della zona… e continua a Morcone con insalata appena colta e salsicce al finocchietto preparati dalla cooperativa che conduceva il Laboratorio di Cucina “Cotto e Mangiato”


“E’ stata un’ispezione” piacevole e gustosa – commenta – Utile per realizzare un obiettivo irrinunciabile: dare alle persone con disagio psichico un habitat quanto più vicino alla normalità, offrendo loro anche la possibilità di partecipare alla preparazione dei cibi che consumano, perché tale impegno le fa sentire utili.” E dopo il blitz, l’Asl sospende fino al 30 maggio il servizio mensa per anziani e sofferenti psichici.
“Fuori le carte: ora la partita si gioca sulla trasparenza”
25 maggio 2015 – La Ristorò ottiene l’agibilità dei locali la cui mancanza era stato l’appiglio per motivare l’immediata sospensione della Asl. E ora che si fa? Scrive in un comunicato stampa La Rete Sociale: “Per troppo tempo i responsabili della Asl e del Comune hanno sostenuto che “era tutto a posto” salvo poi ammettere gravi violazioni contrattuali: come la somministrazione di “carne ottenuta dalla spremitura delle carcasse di pollo scongelata, lavata con un liquido contenente ammoniaca e insaporita con aromi artificiali. Perciò, ha un solo modo per rassicurare l’opinione pubblica: pubblicare sul sito Asl gli esiti dei controlli… Solo se i risultati dell’inchiesta interna avviata dal Commissario saranno accessibili, risulteranno credibili”.
Plauso a Ventucci… ma il pericolo rimane
6 agosto 2015 – La posizione di Ventucci è rassicurante: “Indipendentemente dalle risultanze delle verifiche, qualcosa dovrà cambiare perché è inimmaginabile per gli ospiti permanenti nelle strutture dell’Asl una refezione basata su vassoi preconfezionati… Chiunque gestirà la refezione dovrà tenerne conto”. E fa inserire un’apposita clausola “in considerazione della sfera di fragilità e debolezza” di anziani e malati mentali. Nel frattempo, La Rete Sociale per accertarsi che le direttive di Ventucci non siano stravolte, fa una formale richiesta di accesso agli atti… E scopre che il nuovo capitolato è addirittura peggiore del precedente!
Chi sta prendendo in giro i cittadini?
28 settembre 2015 – Il nuovo capitolato non riporta neanche una delle direttive del vertice aziendale. Anzi: risulta addirittura meno garantista del precedente: eccone alcuni esempi.
21 ottobre 2015 – La Rete Sociale dopo avere chiesto un parere alla SO.RE.SA e all’ANAC, invia una diffida ai responsabili dell’Asl dal continuare nell’assegnazione dell’appalto senza prima rispondere ad alcuni interrogativi sulla sua legittimità. La SO.RE.SA è la società della Regione Campania per razionalizzare la spesa sanitaria e l’organo che autorizza le Asl a stipulare contratti individuandone i parametri. Alla SO.RE.SA viene chiesto può essere considerato “legittimo” questo capitolato sostanzialmente modificato, in cui sono scomparse proprio le clausole a garanzia degli utenti? La risposta è “no”: nell’ “attivazione di procedura negoziata non possono essere modificate in maniera sostanziale le condizioni iniziali” . Una risposta chiara che rende ancora più oscure le motivazioni dei “controllori” Asl. E questo spinge La Rete Sociale a interessare l’Autorità Anti Corruzione presieduta dal giudice Raffaele Cantone, che indaga sulla mancanza di trasparenza negli appalti pubblici: come in questo caso in cui ci sono almeno 3 interrogativi rimasti oscuri. E l’ANAC suggerisce di scartare il maxi-appalto “… le amministrazioni devono suddividere gli appalti in lotti funzionali per favorire l’accesso delle piccole e medie imprese”… perché il “lotto” assicura funzionalità, fruibilità e fattibilità dell’appalto indipendentemente dalla realizzazione delle altre parti”. La legge, dunque, è “favorevole al frazionamento degli appalti” per cui i responsabili Asl avrebbero potuto redigere un nuovo capitolato con soluzioni che consentivano di suddividere l’appalto in lotti per i centri di Salute Mentale e gli ospedali, come descritto nella diffida alla Asl redatta per La Rete Sociale dal suo vicepresidente, avvocato Vallefuoco: “La suddivisione in “lotti” appare quindi doverosa: in quanto garantirebbe la tipologia familiare-giornaliera finalizzata al ruolo “terapeutico” del servizio di ristorazione; e sarebbe la più vantaggiosa economicamente per l’ASL, evitando sub-appalti del servizio vista l’impossibilità per l’appaltatore di coprire i costi di trasporto, personale, ecc. per la consegna di pochi pasti in località molto distanti l’una dall’altra”.
Ma tutto ciò che la legge, le terapie e il buon senso
ritengono doveroso, non è stato realizzato.
Né allora, né mai
Ecco le foto dell’ingiusta condanna ai pazienti psichiatrici
Pur potendo rispettare il loro diritto a un pasto “normale”, nutriente, in ambiente familiare, sono tuttora CONDANNATI a un “cibo manicomiale” preconfezionato e surgelato, dannoso al fisico e alla mente.
1 – Ecco le immagini del “blitz gastronomico” del Commissario Ventucci.
Il blitz inizia al Centro di Salute Mentale di Puglianello insieme a Serena Romano presidente della Rete Sociale (nella prima foto, in piedi accanto alla tavola) assaggiando il contenuto delle squallide vaschette: pietanze senza sapore, né odore, immangiabili, accantonate in uno stanzino prima di spostarsi alla tavola apparecchiata per un “pasto normale”.
2 – Le pietanze a “km. zero” hanno un aspetto ben diverso dai vassoi ospedalieri!
Fresche e fumanti in piatti di ceramica, cucinate da un ristorantino della zona, sono gustate da tutti con piacere: dai frequentatori fissi del Csm di Puglianello, ma anche da medici, infermieri e dal commissario Ventucci che collabora nel servire a tavola.
3 – Il blitz gastronomico del Commissario Asl termina al Csm di Morcone.
Nel ristorantino allestito per il laboratorio di cucina “Cotto e mangiato” i pazienti collaborano a preparare le pietanze che consumano. Anche qui la tavola apparecchiata con piatti, posate e tovaglioli di stoffa evoca un clima familiare cui i pazienti psichiatrici hanno perso il diritto per colpa del disumanizzante appalto per la mensa. Nell’ultima foto, oltre al Commissario Ventucci, c’è anche il direttore del Csm di Morcone, Lorenzo Piombo e il vicepresidente de La Rete Sociale Nicola La Peccerella (primo da sinistra)
























