Scandalo mensa esempi ed interrogativi
Per esempio, anziché stralciare l’appalto per la salute mentale da quello per gli ospedali come richiesto, li accomuna in un’unica gara, ammettendo platealmente che ai lungodegenti verrà somministrato cibo ospedaliero.
Altro esempio: elimina clausole di garanzia per l’utente come il vincolo alla consegna dei pasti entro “60 minuti” dalla cottura, che aveva incastrato la Ristorò. Per recapitarli in tempo a Morcone, Molinara, S. Bartolomeo in Galdo, Puglianello e Bucciano, infatti, ci sarebbe voluto il doppio di autisti e pullmini a discapito, quindi, del guadagno per l’azienda: così nel nuovo capitolato la clausola garantista viene sostituita con quella poco controllabile “i pasti vanno distribuiti riducendo al minimo i tempi”.
In realtà, nei mesi in cui il servizio è stato sospeso alla Ristorò, è apparso evidente che proprio il trasporto da un unico centro di cottura rende il cibo disgustoso e gonfia l’appalto di spese inutili per pullmini, personale e “vassoi in plastica”, rispetto al costo dei pasti: 6 euro per il pranzo; 5 per la cena; 2,20 per colazione e spuntino. Infatti, se dai 13,20 euro a persona si sottrae il costo di materiali, benzina e personale, quanto resta per il cibo da recapitare 2 volte al giorno ai 4 utenti di S. Bartolomeo in Galdo? Eppure la clausola del “centro unico” viene rafforzata nel nuovo capitolato benché contraria non solo alla disposizione commissariale, ma a dati oggettivi: come gli effetti dannosi e disumanizzanti di un servizio di tipo ospedaliero rapportato con i pasti a “km. Zero” forniti da ristoranti locali che conciliano il gradimento degli utenti con la qualità del cibo, con il controllo della spesa da parte dell’ASL, con l’esiguo numero di pasti da servire, 2 volte al giorno, da un capo all’altro del Sannio ai sofferenti psichici e con la stessa normativa in materia di appalti.
Se a questo si aggiunge l’anomala adozione di una procedura di gara detta “negoziata” – che limita la partecipazione delle ditte a quelle scelte dall’Asl – senza fornirne una valida motivazione, sorge l’interrogativo: questo capitolato può essere considerato “legittimo” al punto da certificarne la “regolarità”?
Alcuni interrogativi
Primo interrogativo: perché, pur potendo adottare procedure che avrebbero consentito di rispettare le direttive della dirigenza Asl e le indicazioni dei medici nell’interesse degli utenti, i responsabili del procedimento non le hanno adottate?
Secondo interrogativo: perché non hanno redatto un nuovo capitolato di gara con “procedura aperta” che avrebbe consentito di separare la mensa degli ospedali da quella per i sofferenti psichici e di allestire per questi ultimi il servizio di tipo “familiare” previsto dalla legge a fini terapeutici?
Terzo interrogativo: perché al posto della “procedura aperta” – cioè che “apre” la gara a un maggior numero di imprese – è stata attivata, invece, la “procedura negoziata” che consente al responsabile Asl del procedimento di “scegliere” un ristretto numero di concorrenti da far partecipare alla gara?