Diffida all’ASL di Benevento
Se i manager della Salute “rubano” la cura ai malati mentali: il senso della diffida a Michele Rossi, direttore generale dell’Asl

I pregiudizi e la disinformazione sulla malattia mentale spesso impediscono ai sofferenti psichici di godere del diritto alla cura e al rispetto riconosciuti ad altri tipi di malattie. Nessuno negherebbe, infatti, l’insulina a un diabetico o i farmaci per abbassare la pressione a chi soffre di ipertensione. Non solo: se un medico oggi suggerisse di curare l’ipertensione con le sanguisughe e i salassi come all’inizio del secolo, tutti insorgerebbero perché ne sanno abbastanza per evitarlo. Di malattia mentale, invece, si parla poco e si sa poco anche nella classe medica: nonostante malattie, per esempio, come la depressione siano più diffuse del cancro e dell’Aids e abbiano spesso un epilogo tragico come il suicidio. La conseguenza più grave di questa diffusa “sottocultura psichiatrica” è ritenere che la malattia mentale sia inguaribile: contrariamente ai dati che dimostrano che questa e altre gravi malattie mentali si possono guarire e che il suicidio non è un gesto improvviso, ma prevedibile ed evitabile.
Il che significa che quando non c’è guarigione ma addirittura aggravamento della malattia mentale, è perché a questi malati è negato il diritto a una diagnosi e a una cura adeguate: perciò abbiamo diffidato la direzione generale della Asl dandone notizia in una conferenza stampa cui hanno partecipato i pazienti-attori con gli abiti di scena della Gatta Cenerentola (nella foto di apertura). Perché con un comportamento omissivo, decisioni improprie e forzature al regolamento aziendale, sta determinando la paralisi nella gestione del Dipartimento di Salute Mentale di Benevento e provincia, con il conseguente aggravamento della salute dei sofferenti psichici che vi fanno riferimento e dei costi per la collettività.
In particolare, nella diffida – redatta dall’avv. Luca Coletta, membro del consiglio direttivo della Rete Sociale – vengono indicate diverse omissioni come altrettante cause di paralisi operativa e interruzione di pratiche terapeutiche, fra le quali :
– la mancata approvazione del regolamento del Dipartimento che, attraverso la “trasparenza degli atti” garantita dalla Consulta cui partecipano anche le associazioni di Familiari, consente di evitare lo spreco di denaro pubblico e di migliorare la qualità del servizio;
– la mancata erogazione dei fondi destinati e vincolati dalla Regione alla “continuità” dei progetti terapeutici di recupero dei pazienti della Salute Mentale.
Fondi da spendere, cioè, per il laboratorio teatrale, per la cura del giardino Alda Merini, per il progetto di cucina realizzato dai pazienti e per tutte quelle “attività terapeutiche”, insomma, che per il malato mentale equivalgono all’insulina per il diabetico: in mancanza delle quali, il ricorso solo agli psicofarmaci per curare la malattia mentale, equivale a ritenere di poter curare l’ipertensione con i salassi e le sanguisughe. Non a caso l’interruzione di queste terapie – come già segnalato con lettere e incontri alla dirigenza dell’Asl – ha provocato un AGGRAVAMENTO DI PATOLOGIE. E’ il caso di “X” che dopo anni passati in ospedale giudiziario, e dopo un efficace periodo di recupero in casa-famiglia, era riuscito addirittura a vivere da solo prendendo in affitto un piccolo appartamento con la modesta cifra (500 euro) ottenuta lavorando nel giardino del DSM: venuta meno tale cifra, è stata distrutta la sua precaria condizione di vita, il suo equilibrio e tutto il lavoro del personale medico.
In una situazione analoga è caduto “Y”, 36 anni, affetto da Disturbo Psicotico, ricoverato in coma presso la rianimazione dell’Ospedale Fatebenefratelli per stato di intossicazione acuta da sostanze stupefacenti delle quali – grazie alle attività lavorative di recupero – non faceva più uso da 3 anni.
Stessa sorte per “Z”, 34 anni, affetto da Disturbo Bipolare che vive da mesi chiuso in casa perché si vergogna di spiegare – a chi glielo chiede – i motivi per cui non lavora più.
E L’ELENCO POTREBBE CONTINUARE A LUNGO…
E più la malattia si aggrava, più aumentano i costi per la collettività. Oggi il ricovero in una comunità terapeutica costa alla Asl dalle 3.000 alle 4.000 euro al mese a paziente, ed ha sicuramente meno efficacia di terapie come il teatro o il giardinaggio svolte stando a casa propria, in casa famiglia, nel day hospital del DSM o comunque sul proprio territorio vicino all’affetto di amici e familiari. Come dimostra questa foto in cui pazienti e sanitari, diretti dall’infermiere Bruno Capuano al pianoforte, coordinatore della band terapeutico-artistica del CSM di Puglianello, sono ripresi in un momento delle prove del laboratorio teatrale durato da dicembre 2010 a novembre 2012.

Da notare che laboratorio ha coinvolto 40 pazienti anche gravi – 30 affetti da psicosi cronica, 6 affetti da bipolarismo e 4 da disturbi della personalità – tenendoli impegnati nel perseguire un obiettivo per quasi 2 anni: consentendo di realizzare, oltre alla “Gatta Cenerentola”, 2 rassegne teatrali con compagnie venute da tutt’Italia al costo totale di 86.000 euro. Perciò conclude la diffida: “Questa può essere l’occasione, per l’Asl, di rivedere alcuni passi malamente compiuti. Viceversa, se la Direzione Generale non intende restituire al Dipartimento e alle associazioni di familiari che a pieno titolo ne fanno parte, l’autonomia organizzativa, terapeutica e amministrativa che spetta loro per legge, noi La riterremo responsabile delle conseguenze economiche e terapeutiche che ne deriveranno”.
Firmato: Il consiglio direttivo de “La Rete Sociale”
Benevento, 14 – 6- 2012