Storie vere

Una storia che dura da troppo tempo…

Sono passati 10 anni da quando – da giornalista e presidente de La Rete Sociale – divulgai i retroscena di una notizia stampa in cui il medico sembrava l’unica vittima: “38 enne dopo avere picchiato un medico viene arrestato e portato nell’Ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa”. In realtà il 38enne – affetto da disagio psichico e qui denominato “Signor X” – è tuttora la vera vittima: perché la notizia di allora arricchita dei fatti accaduti fino al 2023, rivela come molte storie legate alla malattia mentale sono condizionate non tanto dalla malattia, quanto dalle strategie sanitarie, spesso arbitrarie, adottate. Soprattutto se chi, come il “Signor X” è povero e non ha familiari in grado di pretendere una “cura” efficace cui, per legge, avrebbe diritto: cioè, una presa in carico costante con un PTRI o Progetto Terapeutico Riabilitativo Individualizzato.

Il retroscena della notizia del 38enne che ha picchiato il medico

Quando la stampa riportò la notizia era il 29 maggio 2013 e il paziente “Signor X” era stato appena rinchiuso nell’OPG di Aversa con una certificazione di “pericolosità sociale”, su denuncia dello psichiatra aggredito. Ma l’aggressione allo psichiatra era accaduta un mese prima: una precisazione da tenere presente, così come i precedenti della storia del “Signor X” per capirne il retroscena.
Egli aveva un passato di tossicodipendenza conclusosi definitivamente nel 1998 nella comunità di Corridonia dove era rimasto ancora un anno dopo la cura: perché tutti ne apprezzavano il buon carattere e la voglia di lavorare. Il suo disturbo psichico, invece, dà segni inquietanti fra maggio e settembre 2007 quando insulta una ragazza vicina di casa e la sua famiglia. Minacce solo verbali ma per le quali viene denunciato e definito da una prima perizia psichiatrica “socialmente pericoloso”: un’etichetta appiccicata e tolta ben 4 volte in 4 differenti perizie, insieme alla capacità di “intendere e di volere”.
Sta di fatto che in attesa di una nuova perizia richiesta dal suo avvocato difensore, “Signor X” passa 6 mesi nell’ospedale psichiatrico giudiziario (OPG) di Aversa di cui, però, non ha un cattivo ricordo: “Con me erano tutti gentili e mi facevano lavorare…”. Lavorare per rifarsi una vita, infatti, è l’obiettivo che emerge sia dalla perizia successiva – dalla quale non risulta “socialmente pericoloso” – che da tutte le altre che suggeriscono: per evitare che le assurde minacce si ripetano, “Signor X” deve “prendere regolarmente i farmaci ed essere inserito in un progetto di lavoro a scopo riabilitativo…”. Facile a dirsi per quei malati con una famiglia alle spalle che li aiuta a incanalarsi in una vita normale: ma “Signor X” non ce l’ha. E benché le cure farmacologiche e riabilitative gli spettano di diritto (in quanto LEA o Livelli Essenziali di Assistenza), non sempre le ottiene. Così, in mancanza di cure adeguate, aumenta il rancore verso la famiglia che lo aveva denunciato, ritenuta responsabile della sua inopportuna detenzione in OPG: per cui ricomincia a minacciarla e viene nuovamente arrestato a fine 2008. Questa volta per “minaccia diretta a costringere altri a commettere un reato”. Un’accusa che lo costringe a subire “ingiustamente” più di 1 mese di carcere, 7 mesi in una casa di cura e custodia e 8 mesi di arresti domiciliari in una casa famiglia del DSM di Benevento: perché la Corte d’Appello di Napoli ritenendo del tutto infondata l’accusa, riqualificherà il reato in “minacce semplici” la cui pena è una condanna a 40 euro di multa!
Ma c’è di peggio: l’ingiusta detenzione era accompagnata anche da una valutazione di “pericolosità sociale“. E chi era il perito del Tribunale che nel 2009 valutò la pericolosità sociale del “Signor X”? Proprio lo psichiatra che nella notizia riportata a giugno 2013 sulla stampa era stato aggredito, delineando, così, un’oggettiva ambiguità di ruoli: ovvero, l’ambiguità tra il ruolo di psichiatra che, come tale, deve solo ascoltare e capire la sofferenza del malato e curarlo senza giudicare; e il ruolo di perito del Tribunale che affianca il giudice, contribuendo ad emettere verdetti e a somministrare pene oltre che farmaci.

Una conflittualità tra il ruolo di medico e quello di giustiziere da evitare, a tutela dello stesso medico che inevitabilmente “rischia” se si avvicina ad un paziente per curarlo, dopo averlo denunciato o contribuito ad arrestarlo.

Anche perché ogni persecuzione – vera o falsa che sia – ha una causa che l’innesca e che va razionalizzata per evitare che diventi un “delirio di persecuzione”. Come quella di avere subito un’ingiusta detenzione per la quale lo Stato avrebbe dovuto concedergli un indennizzo di 60.000 euro: che, però, gli viene riconosciuto solo in minima parte con una macchinosa motivazione della Corte di Appello che lascerebbe perplessi anche i “sani di testa”. La Corte infatti ritiene sussistere una “colpa ostativa” del “Signor X” in quanto “con il suo comportamento” avrebbe “contribuito all’applicazione della custodia cautelare inducendo in errore il giudice circa l’esatta qualificazione del fatto contestatogli…”. Cioè il “Signor X” ha avuto la colpa, con il suo comportamento, di indurre in errore il giudice! Conclusione: gli vengono riconosciuti appena 943,28 euro a titolo di riparazione per la settimana di ingiusta detenzione che va dal 5 al 12 febbraio 2010, ma neanche 1 euro per i 17 mesi dal 2 ottobre 2008 al 5 febbraio 2010! Soldi, fra l’altro, che non ha ancora incassato!!! Chiunque a questo punto sarebbe potuto andare “fuori di testa”.
E invece il “Signor X” era riuscito a raggiungere un certo equilibrio psichico, non solo grazie ai farmaci, ma soprattutto all’inserimento in un progetto di lavoro nel giardino del Dsm dedicato ad Alda Merini con il quale aveva realizzato il suo sogno di autonomia affittando un monolocale al centro di Benevento dove, nella foto, festeggia il suo compleanno.

Sogno bruscamente interrotto quando il nuovo management della Asl decide di bloccare i fondi stanziati e vincolati dalla Regione a tale scopo. Ancora una volta le conseguenze ricadono su di lui e su molti altri pazienti che, nella stessa condizione, cominciano a peggiorare: come racconta l’articolo dal titolo “Terapie interrotte: Giardino “Alda Merini – Diffidata la Asl”. Su sollecitazione degli stessi medici, cercammo di smuovere la Asl con manifestazioni pubbliche denunciando “gli effetti devastanti provocati dall’interruzione del lavoro-terapia…” E per la disperazione di non potere pagare più l’affitto di casa, si inserisce anche la reazione rabbiosa contro lo psichiatra del “Signor X”, l’unica dopo l’episodio del 2007: perché in questi anni non aveva MAI fatto un gesto scortese o irrispettoso. Anche in questa occasione, comunque, superato il momento di rabbia, si era convinto di avere sbagliato e aveva scritto una lettera di scuse allo psichiatra offeso, cui voleva consegnarla di persona. Ma non ha fatto a tempo: perché ormai lo psichiatra aveva già sporto denuncia contro di lui; di nuovo era stato bollato come “socialmente pericoloso”; e di nuovo la magistratura aveva avviato il suo iter. 
Come associazione di familiari, tentammo almeno di evitargli l’arresto in Opg, ritenendolo superfluo e controproducente: superfluo, perché, dopo 1 mese dall’aggressione e dopo un Trattamento Sanitario Obbligatorio in Spdc, ormai aveva capito che la sua rabbia andava incanalata con cure adeguate; controproducente, perché l’arresto rischiava di prestarsi a letture “distorte” e “persecutorie” causate dall’ambiguità tra il ruolo di psichiatra e quello di perito del Tribunale del medico aggredito. Ma mentre si stava predisponendo tale progetto, squillò il mio cellulare…: “Serena aiuto! Sto nella Caserma dei Carabinieri. Mi hanno arrestato e mi stanno portando in Opg.…”
Ci sono tanti dolori nella vita: ma in certi casi, la frustrazione per essere arrivati ancora una volta troppo tardi, è un dolore quasi insopportabile.

…. Ciononostante avviene la “rinascita” del “Signor X”

Il suo avvocato fece partire subito una richiesta di “immediata scarcerazione” al Tribunale del Riesame: che l’accolse. Così una sera verso le 8 mi arrivò una telefonata: “Serena… Adesso mi hanno messo fuori dall’Opg… ma non so come tornare a Benevento perché non ci sono treni a quest’ora. Ho appresso un sacco nero con dentro i miei vestiti… ma ho paura che se mi trova la Polizia in giro di notte, magari mi arresta per vagabondaggio…!” , disse il “Signor X” che ormai sembrava aver capito l’antifona.
“Per amor di Dio, non ti muovere da lì
– risposi – Ora vengo subito a prenderti in macchina con mio marito”.
Da allora abbiamo ricominciato a mettere insieme i pezzi di una vita troppe volte frantumata contando anche su una rete di cura che prima non c’era. Innanzitutto sulla nuova legge 16 per i PTRI (Piani Terapeutici Riabilitativi Individualizzati) di cui il vertice Asl finalmente comprese la validità: egli fu uno dei primi a beneficiarne dal 2014 al 2017, con risultati sorprendenti sotto il profilo del reinserimento lavorativo, sociale, affettivo.

Tutto questo grazie soprattutto alla collaborazione fra la nostra associazione, la cooperativa che lo prese in carico per il PTRI e il suo psichiatra di riferimento Tina Russo, responsabile del CSM di Benevento: “Sono stata il suo medico per 12 anni: cioè, da sempre – racconta oggi la Russo – Ma sono sempre riuscita a farmi rispettare, anche in quel raro momento di collera del 2013 quando spintonò uno psichiatra del DSM. In quell’occasione venne arrabbiato anche da me e lanciò un vaso di terracotta contro il muro. Per un attimo ebbi paura perché eravamo soli nella stanza e pensai di chiamare aiuto. Ma poi non lo feci perché lo avrei spaventato di più: e con pazienza riuscii a farlo ragionare. In realtà non avendo nessuno che gli risolvesse i problemi difficili, pretendeva la soluzione da chi era meglio di lui o comunque designato ad occuparsi di lui”.

Una pretesa che cominciò a scivolare sempre di più nel patologico quando la Russo andò in pensione a settembre 2021 e quando una delle cooperative del Consorzio Sale della Terra che lo aveva avuto in carico – continuando anche quando la Asl aveva interrotto i pagamenti – dichiarò di non poterlo più fare: “Facemmo anche una riunione al Dsm con Angelo Moretti, responsabile del Consorzio, per trovare delle soluzioni alternative: era tranquillo allora, consapevole e fino a che ci sono stata, prendeva i farmaci” ricorda ancora la Russo. E poi che è successo?

… E poi di nuovo la “ricaduta” durata fino ai giorni nostri

È successo che come scenario di sottofondo a questi fatti, con l’avvento dei nuovi vertici Asl è iniziato il progressivo depauperamento del Dipartimento di Salute Mentale che si è abbattuto ferocemente su persone fragili come lui. Con quali conseguenze? In mancanza di una presa in carico che accertasse almeno le sue condizioni di vita e la somministrazione dei farmaci, la patologia persecutoria del “Signor X” è cominciata a peggiorare toccando il fondo nell’estate del 2022 per la morte dell’unica persona che dava uno scopo, oltre che un sostegno economico, alla sua vita: la madre anziana e malata della quale si occupava e con la quale viveva non avendo più un lavoro per pagarsi una casa. Così rimasto solo, senza la mamma, senza la sua pensione che consentiva ad entrambi di vivere, senza medico, senza farmaci, con il rischio di dover lasciare la casa perché è un’eredità che appartiene anche alle sorelle, la sua percezione della realtà è diventata sempre più persecutoria. Ed ha iniziato a esprimere il suo avvilimento nelle forme di una patologia non più controllata dai farmaci: con minacce piene di rabbia verso Angelo Moretti – ritenuto responsabile del mancato stipendio erogato dal Consorzio Sale della Terra – e verso il personale del Consorzio, costretto a chiudersi a chiave per evitare di entrare in contrasto con lui che li minacciava dall’esterno.
In realtà chi lo conosce, non ce l’ha con lui perché sa che ha solo bisogno di essere curato: ma questo compito che spetta al Centro di Salute Mentale di Benevento, viene sollecitato inutilmente per mesi nel 2023. Così – nonostante Moretti si sia dichiarato disponibile ad un incontro chiarificatore con il “Signor X” in presenza dei medici – alla fine i responsabili del Consorzio sono costretti a sporgere denuncia: ma NON PER FARLO ARRESTARE, ma solo PER FARLO CURARE, onde arginare la crisi delirante e nel frattempo studiare una soluzione duratura da trovare insieme a lui, ai medici, al suo avvocato, all’associazione dei familiari e a tutte quelle figure che fanno parte dell’UVI, l’Unità di Valutazione Integrata prevista dalla legge a tutela del paziente.
E poiché per trovare una soluzione non si può prescindere dalla STORIA DEL PAZIENTE, perciò l’abbiamo raccontata. Perché ci sono troppe immagini e testimonianze che dimostrano che quando è stato seguito dai Servizi Territoriali – sia sul piano farmacologico che relazionale – non ha avuto, né dato problemi: iniziati, invece, quando i Servizi lo hanno abbandonato. E poiché a 48 anni il “Signor X” ha ampiamente dimostrato di potersi giovare di cure adeguate, non merita di finire come uno zombie, imbottito di farmaci, in uno di quei luoghi senza spazio e senza tempo dove il suo disagio psichico può solo cronicizzarsi diventando irrecuperabile.


Le immagini della “rinascita” del “Signor X”

1 – Primi effetti del PTRI nel 2014

I problemi relazionali sono spariti: come si vede dalle foto, infatti, la sua presenza nei momenti di socialità più diversi, è spontanea e costante.

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2 – Il lavoro e una casa: motivi di orgoglio e autostima

In queste foto il lavoro, oltre a dare un ritmo regolare alla sua vita, gli dà anche la possibilità di una casa autonoma: piccola, giusto un monolocale ma nel centro di Benevento, dove gli amici vengono volentieri a festeggiare il suo compleanno.

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Signor x spegne le candeline
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3 – La vacanza a 1.000 km. da Benevento: un test riuscito

Il 31 agosto 2015, nella casetta per gli ospiti di Serena Romano vicino Trieste, arrivano in auto da Benevento due operatori e due pazienti in PTRI per una vacanza: uno di questi è il “Signor X”. Stare così lontano da casa propria, sottostando alle regole dell’ospitalità e cambiando le proprie abitudini, richiede spesso equilibrio e capacità di adattamento: doti che, come si vede dalle foto, non mancano ai vacanzieri – grazie anche al sostegno degli accompagnatori – che accolgono con entusiasmo gli stimoli della “nuova” esperienza anche fuori confine, in Slovenia o in Croazia.

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