Nell’anno del Signore 2023, infatti, è cominciata un’inversione di rotta.
Lentamente: perché il nuovo management doveva capire e perché la pandemia ha finito di spazzare via quel poco che restava della salute mentale territoriale. Ma è iniziata.
Il primo passo – dopo 3 anni di diffide, richieste, minacce di ricorsi al Tar – è stata finalmente convocata la Consulta di Dipartimento: l’organismo del quale fanno parte le associazioni di familiari nato per discutere con i vertici le varie problematiche. A presiederla è stato il direttore sanitario perché voleva rendersi conto dello stato della Salute Mentale a Benevento e dintorni. Così si è stabilito che in attesa di completare i concorsi per i medici e per le diverse figure professionali, l’unico modo per riempire i vuoti dell’organico era ricorrere subito ai Piani Terapeutici Riabilitativi Individualizzati con budget di salute. Noti con la sigla “PTRI con Bds”, questi prevedono che siano apposite cooperative iscritte all’albo dei co-gestori della Asl, a “gestire” i pazienti insieme ai medici del Dsm: di qui il nome “co-gestori”. In questo modo si è evitato di mandare il paziente in una casa di cura fuori regione, lontano dalle proprie radici e dal proprio contesto, a costi esorbitanti.
Non solo: il management ha stilato un cronoprogramma per l’attuazione dei PTRI e ha istituito un bando per nuovi co-gestori. Risultato: i PTRI si stanno facendo senza accampare pretesti come la mancanza di soldi, rispettando il principio che sono LEA. Cioè Livelli Essenziali di Assistenza che, come tali, non possono essere negati. Quanto al bando dei co-gestori è stato indetto, completato e sta per uscire l’elenco delle cooperative operative nel Sannio: che fornirà un’ampia possibilità di scelta.
C’è poi il “caso Arpaise”: la Sir (Struttura Residenziale Intermedia) nata nell’isolamento, lontana dal Centro di Salute mentale, baluardo della cultura manicomiale. Abbiamo cercato di sensibilizzare la Asl a chiuderla e l‘abbiamo trovata disponibile a sospenderne il funzionamento fino a svuotarla.
Quanto al SPDC, il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura, c’è la volontà di superare la contenzione ma mancano gli spazi e il personale di base. Se si ottenessero spazi più ampi, infatti, si potrebbero organizzare attività ludiche, ginnastica, momenti di socializzazione, evitando la violenza che fa ricorrere alla contenzione. Perché dove il malato è impegnato in varie attività organizzate e scandite nel corso della giornata, non si ha il tempo di elaborare comportamenti violenti che spesso scaturiscono solo dalla noia e dall’inattività. Ma qui entriamo in quello che c’è ancora da fare: perché gli spazi in SPDC mancano, anche se basterebbe fare uno sforzo anche da parte della direzione sanitaria ospedaliera, per ricavarli. Come manca il personale di base: per esempio, il SPDC di Benevento non ha una psicologa, ma non sarebbe impossibile reperirne una.
Ma queste sono le cose indispensabili da intraprendere per portare il Dsm a funzionare a pieno regime e a svolgere le attività interrotte durante l’emergenza: affinché l’emergenza non diventi normalità. A cominciare dagli orari di apertura del Dsm 8-20: è assurdo, infatti, che questa struttura chiuda alle 14 e il sabato non funzioni affatto. Perché è vero che da quando le cooperative stanno assolvendo al loro compito applicando i PTRI non si sono verificati più suicidi: ma è anche vero che il suicidio è l’ultima spiaggia del disagio psichico. Ci sono tante forme di “disagio” – per usare un termine soft – che possono essere gestite solo da personale psichiatrico che le conosce e le riconosce: ritenere che dalle 14 alle 8 del giorno successivo e dalle 14 di venerdì fino alle 8 del lunedì questo compito possa essere svolto da un medico qualsiasi – oltre che dal SPDC per i casi gravi – significa ammettere il fallimento dei servizi territoriali e l’inutilità degli psichiatri.
E ancora: ci sono i “gruppi appartamento” da formare e affidare alle cooperative per raggiungere veramente la dimensione di “casa” da tutti sognata.
E poi c’è la mensa per i pochi ospiti delle Sir, oggi servita ancora in vassoi di plastica contenenti cibo precotto e congelato che viene propinato agli ospiti 365 giorni all’anno avvelenando la loro vita.
E resta un problema la salute mentale in carcere perché il carcere di Benevento non è dotata di “Rems” o “residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza” come vengono indicate le strutture sanitarie di accoglienza per gli autori di reato affetti da disturbi mentali e socialmente pericolosi. La loro gestione interna, infatti, è di esclusiva competenza sanitaria e dipendono dai dipartimenti di salute mentale delle Asl di competenza. E non avendo Benevento una “Rems” vuol dire che siamo proprio all’anno zero.
Ma c’è ancora un punto sul quale vale la pena fare una riflessione. La Asl ha comprato da poco la vecchia sede del Dsm in via Grimoaldo Re per destinarla alla prevenzione: che però, non ha bisogno di tanto spazio. E’ un sogno impossibile prevedere qualche piano del palazzotto per la salute mentale per realizzare il vecchio progetto – mai accantonato – di ripristinare anche il giardino accanto affinché possa essere utilizzato dai pazienti? Sarebbe bello. E sarebbe un modo per rimediare alla decisione improvvida presa dal precedente management di traslocare i disagiati psichici dal palazzotto sul lungo fiume a quello sul viale della stazione: un luogo anonimo, dispersivo, senza spazi verdi e del tutto inadatto all’uso.
