Da “cartelle cliniche” a “persone”
In tutto il mondo, uno dei beni più preziosi per ogni essere umano di qualsiasi età e ceto sociale, è una CASA in cui far confluire interessi e affetti, dove tornare dopo una giornata di lavoro o di vacanza e dove ritrovare la propria intimità e le proprie cose. Ma alle persone con disagio psichico questo bene è spesso negato, perché c’è chi valuta che possano migliorare o addirittura guarire in luoghi simili a manicomi, a ospedali come le SIR (strutture residenziali intermedie) o a case di cura che di “casa” hanno solo il nome. In altre parole c’è ancora chi ritiene umanamente accettabile e terapeuticamente valido che tutto ciò che è VITALE per una persona NORMALE – la casa, il lavoro, le amicizie o lo svago – non lo sia anche per una PERSONA mentalmente disagiata: al punto da negarglielo spesso per tutta la vita.
Ebbene chi ha questa erronea convinzione, guardi il breve video ”PTRI un anno dopo” in cui parlano persone alle quali è stata restituita la dignità di una casa, di un lavoro, di uno sport e di una socialità spontanea e scorra le foto dell’album qui sotto che testimoniano questa rinascita: e scoprirà immagini di persone che STANNO BENE solo perché sono state CURATE BENE, tenendo conto delle famose DETERMINANTI DELLA SALUTE – spiegate da Angelo Righetti nel video 6 dell’happening “Impazzire si può” – senza le quali non c’è miglioramento, né guarigione.
La contro-prova di questa tesi è che in seguito, malcurate e trascurate – per il cambio al vertice della Asl che ha provocato anche il cambio delle strategie sanitarie – queste stesse PERSONE sono PEGGIORATE: al punto da ridiventare solo CARTELLE CLINICHE.
Ecco le “cure” non farmacologiche cui spetta il merito della “rinascita”
1) Avere una casa dove vivere la normale quotidianità.
Ecco alcuni esempi di gruppi appartamento artefici del cambiamento più significativo per i pazienti: all’ultimo piano di un palazzo di via Meomartini e in due alloggi al viale della stazione a Benevento; oppure nel borgo di Roccabascerana o in una antica villa ristrutturata a Ponte.
2) Avere un lavoro o svolgere attività utili alla propria comunità:
partecipando alla vendemmia, alla raccolta di ciliegie per farne torte, coltivando la terra o facendo il pasticciere
3) Poter ricevere e dare spontaneamente affetto:
specie nelle ricorrenze che contano, come Natale e compleanno.
4) Partecipare liberamente alla vita del territorio:
cioè a mostre di pittura come quella organizzata dal maestro Ferrante per i suoi allievi, facendo sport e teatro, passeggiando con il gruppo di “Alzati e cammina” o stando semplicemente fra amici.
5) Fare una gita breve o una vacanza più lunga:
sia vicino che più lontano, come a Trieste, in Slovenia e in Croazia…





















































































































