Ecco come ottenere una vera possibilità di cura e di inserimento sociale attraverso una casa, un lavoro, la pratica di uno sport e nuovi rapporti affettivi grazie ad un “Progetto Terapeutico Riabilitativo Individuale” (PTRI) : ovvero, attraverso un “Progetto di cura e di vita su misura”.
Prima di illustrare il vademecum, però, va fatta una breve premessa. I PTRI sono una modalità di cura poco adottata nel Sannio per colpa del degrado dei servizi di Salute Mentale dovuto, a sua volta, all’inadeguatezza e al disinteresse del management Asl degli ultimi anni. La conseguenza è che una larga fetta dell’utenza non ha mai sentito parlare di PTRI o dubita dei risultati. Ma le foto e le testimonianze riportate qui e nella prima parte del sito – dal titolo “COME ERAVAMO” – bastano a fugare ogni dubbio, dimostrando che se i PTRI hanno già funzionato, non c’è motivo per cui non funzionino in futuro… tranne la volontà di non farli funzionare! Un’eventualità che questo vademecum spiega come contrastare.
A chi sono destinati i PTRI ?
A tutti coloro che per una qualsiasi ragione si trovano a vivere una disabilità sociale:
- persone affette da sofferenza psichica o disabilità fisica, intellettiva e sensoriale;
- anziani fragili in condizione di precarietà sociale e sanitaria;
- persone affette da HIV o dipendenze patologiche quali droga, alcool, gioco d’azzardo;
- minori con problematiche di vario genere.
I “Progetti di vita su misura”, dunque, possono essere utilizzati da tutte le persone che spesso sono state curate male e a caro prezzo nei servizi pubblici ricevendo cure inappropriate, frammentate, non integrate in un progetto globale di miglioramento di vita: che, invece, è proprio l’obiettivo del PTRI in quanto strumento per “riqualificare” la spesa sanitaria e migliorare la qualità del servizio pubblico, senza più delegarlo ai privati sprecando risorse.
Che cosa sono i PTRI ?
Sono dei progetti di vita costruiti “a misura” della persona in base non solo al suo bisogno di habitat, di lavoro, di rapporti affettivi e sociali, ma anche alle sue possibilità di esprimere capacità artistiche o di fare attività sportive (come si vede nelle foto).
La costruzione di questo Progetto, però, non è affidata solo ai medici, ma è frutto di un lavoro di gruppo fatto dallo stesso utente insieme alla sua famiglia, ai Servizi Sociali, ai volontari e alle cooperative che appartengono al mondo “no profit” del cosiddetto “Terzo Settore”. Questo significa che, nei “Progetti su misura” , la casa, il lavoro e l’affettività diventano strumenti di cura della malattia, di crescita personale e di inserimento sociale più che strumenti di pura “assistenza sanitaria”. Offrire una casa tramite un PTRI, per esempio, non significa offrire un “tetto” presso qualche istituzione sanitaria (comunità, Sir, case famiglia, ecc.) dove la persona si cronicizza nella condizione di malato assistito: ma significa diventare responsabile della cura e della gestione della casa – dalla pulizia, al fare la spesa, al pagamento delle bollette – per crescere, evolversi e conquistare l’autonomia abitativa in grado di assicurare dignità alla persona e alla sua dimora.

Altro esempio: nel PTRI offrire un lavoro non significa inserire l’utente in attività assistenziali senza prospettive – come i tanti progetti a termine finanziati dalla Sanità che spesso arricchiscono solo chi li gestisce – ma utilizzare la formazione al Lavoro come attività riabilitativa che punta ad un duraturo inserimento nelle normali imprese locali o nei circuiti della Cooperazione Sociale, grazie agli sgravi economici offerti ai datori di lavoro dalla legge sui PTRI (di cui è un esempio la foto).
Nel “Progetto su Misura”, infine, favorire rapporti sociali a scopo terapeutico non significa solo fornire contatti di tipo ambulatoriale con psichiatri, psicologi e assistenti sociali, ma alimentare veri rapporti affettivi, basati sulla socializzazione naturale, la partecipazione attiva alla vita del territorio e la costruzione attorno all’utente di un gruppo di amici in grado di costituire una vera “rete” di supporto al bisogno.

Nella foto qui sotto, per esempio, fra i cittadini che partecipano di sera alle “Passeggiate beneventane della Salute” – promosse nel 2014 da “La Rete Sociale”, il Club Alpino Italiano (CAI) e la stessa Asl – non si distinguono quelli in cura al DSM.

Che cosa garantisce che i PTRI “funzionino” ?
Innanzitutto la durata del PTRI ed il suo budget: entrambi limitati e sottoposti ad analisi dei risultati prima di potere essere rinnovati. In base a valutazioni scientifiche fatte a livello internazionale, infatti, per ottenere un risultato con un PTRI sono necessari almeno 2 o 3 anni: terminati i quali, in caso di fallimento, la responsabilità ricade sul medico pubblico (individuato come riferimento del singolo PTRI) e lo svantaggio economico sulla cooperativa di tipo B – detta anche co-gestore – alla quale può essere addirittura revocato il budget affidato per gestire operativamente il Progetto. Maggiori, invece, sono i risultati e il numero di “reinserimenti sociali” ottenuti, maggiore è il budget per ogni co-gestore che, in ogni caso, per legge, non può mai superare un tetto stabilito, né ricavarne utili senza reinvestirli nel Progetto stesso. I risultati positivi dunque vengono “premiati” e quelli negativi penalizzati, a differenza di quanto accaduto finora: i pazienti con bisogni complessi – come quelli cui sono destinati i PTRI – spesso sono finiti “inghiottiti” per tempi illimitati in case di cura convenzionate grazie alla convergenza di due “interessi”: quello del “pubblico” che vuole “scaricare” altrove le proprie responsabilità e quello del privato che, lucrando sulla retta del paziente, non ha alcun “interesse” a dimetterlo. Due interessi contrari a quelli dell’utente la cui malattia, così, non viene curata ma “cronicizzata” e trasformata in “rendita” parassitaria.
Chi controlla i risultati?
Lo stesso utente, la sua famiglia e chi difende gratuitamente i diritti dei deboli – come le associazioni di utenti e familiari – attraverso la “concertazione” fra tutti i partner coinvolti nel Progetto, obbligatoria per legge. Quanto allo strumento che sancisce la validità di tale “concertazione” è l’Unità di Valutazione Integrata o UVI. Alla commissione UVI, infatti, partecipano non solo i responsabili sanitari e sociali del singolo Progetto, ma anche l’utente e i suoi familiari, con la consulenza ed il sostegno gratuiti – se richiesti – delle organizzazioni di tutela e rappresentanza degli utenti, come l’associazione dei familiari “La Rete Sociale”. Ed è da questa équipe che il “Progetto su misura” viene valutato, approvato e affidato al co-gestore del “budget di salute” : cioè, alla cooperativa di tipo B a sua volta “scelta” dallo stesso paziente e dai suoi familiari prendendola da un elenco di cooperative passate al vaglio della Asl e iscritte in un apposito Albo dei co-gestori. Questa procedura garantisce la trasparenza e il rispetto della volontà del paziente e lo tutela da decisioni forzate o arbitrarie grazie al “contratto” sottoscritto in UVI dallo stesso paziente che sancisce il suo diritto ad accettare o rifiutare il Progetto; a proporre eventuali modifiche motivate; a chiedere la revisione motivata del Progetto successivamente alla sua sottoscrizione. Una procedura ben più “garantista” e democratica, dunque, di una semplice firma sotto una determina sanitaria con la quale tuttora molti pazienti sono rinchiusi per anni in case di cura private a costi esorbitanti per la collettività.
Come si attiva un PTRI nella Asl di Benevento?
Per chiedere l’attivazione della procedura per un “Progetto su misura”, bisogna rivolgersi al proprio medico di base affinché attraverso la compilazione dell’apposita scheda SVAMDI ne individui i requisiti e richieda di attivare l’UVI o Unità di Valutazione Integrata. Nei casi di persone in particolari condizioni di fragilità che richiedono interventi immediati, si può richiedere di attivare un PTRI con “procedura di urgenza” : il che consente di trovare subito una soluzione – purché condivisa – al problema che poi verrà ratificata dall’equipe dell’UVI.
A chi si chiede aiuto se non si riesce ad attivare un PTRI ?
Se vi sono i requisiti, ottenere un PTRI è un DIRITTO non un FAVORE.
Ciò nonostante potrebbe capitare di trovare personale medico che non conoscendo a fondo la normativa, dia risposte negative o inadeguate. Per esempio, il medico di base ha un ruolo centrale nell’attivazione del PTRI: un ruolo cruciale perché i medici di famiglia sono quelli che veramente si prendono cura dei pazienti, che ne conoscono la storia e sono i loro alleati. Non tutti, però, hanno dimestichezza con la compilazione della scheda SVAMDI fondamentale per avviare il procedimento del PTRI: in questo come in altri casi simili, anziché scoraggiarsi, basta rivolgersi alle associazioni di familiari presenti sul territorio come “La Rete Sociale” attraverso il sito www.laretesciale.it oppure scrivendo una mail a laretesociale@libero.it.
Così si otterrà un sostegno gratuito nella compilazione della scheda, nell’istruire la pratica o, in seguito, nel monitorare l’andamento del progetto.
