2010 / I primi alleati. Le prime battaglie. Le prime vittorie.
L’avevamo detto chiaramente al personale del DSM: “Faremo una lotta comune per evitare lo spostamento del SPDC ai confini con il Casertano. Ma sia chiaro: non siamo strumentalizzabili. Se la collaborazione inizia, poi continua: anche se sarà una rivoluzione”. A questo annuncio, le reazioni sono state diverse.
C’è chi, come il Direttore del DSM Lucio Luciano, non ha mai digerito la nostra presenza benché incentivata dalla legge-obiettivo sulla Salute Mentale: l’ha tollerata facendo buon viso a cattivo gioco, ma anche in maniera irosa quando contrastavano con strategie psichiatriche basate più su farmaci e strutture segreganti che su progetti individualizzati. Perciò la nostra prima battaglia è stata la distruzione del più grosso baluardo della cultura segregante e manicomiale: la SIR di Arpaise.
Una sigla che sta per Struttura Residenziale Intermedia: ma intermedia a che? Ai manicomi. Intermedia, cioè, nel senso di provvisoriamente instaurata dopo la chiusura dei manicomi, in attesa della riorganizzazione territoriale della psichiatria: per poi scomparire. Ma a 40 anni dalla chiusura dei manicomi la SIR svettava ancora ad Arpaise: luogo isolato da Benevento e dal suo Centro di Salute Mentale, raggiungibile solo con una strada tutta curve, nel quale i disagiati mentali – alcuni da 10 e più anni – vivevano come zombie, in una dimensione senza spazio, senza tempo, senza progetti, senza futuro. Come, appunto, nei luoghi in cui prevale la sottocultura manicomiale. Così la SIR – dopo manifestazioni, denunce ai NAS e con il placet dei tre commissari della Asl, Di Salvo, La Catena e Spinosa – finalmente è stata chiusa.
“Se la rivoluzione inizia, poi continua”. Questo annuncio, come si è detto, ha avuto reazioni diverse all’interno del DSM: come quelle degli psichiatri Maurizio Volpe, direttore del Centro di Salute Mentale di Puglianello (a sinistra nella foto), e di Lorenzo Piombo, direttore del CSM di Morcone (a destra).

Due psichiatri che si sono dimostrati due “cannoni” nella guerra alla sottocultura manicomiale perché entrambi amanti della musica, dell’arte, del teatro e dotati anche della sensibilità di trasferire queste passioni nella cura della malattia mentale coinvolgendo i pazienti con risultati straordinari: come si vede anche da queste foto. Inoltre, essendo direttori di UOCSM (Unità Operative Complesse di Salute Mentale), avevano anche il potere e l’autonomia per contrastare la sottocultura manicomiale con iniziative concrete: come dimostrano queste fotografie – scattate a giugno 2010 nel Parco del Grassano, vicino Telese – della 3° edizione della “Festa di Primavera” organizzata proprio dal Csm di Puglianello, il cui direttore, Maurizio Volpe ( qui sotto nella foto) dà il ritmo alla festa con i suoi bongo. Quanto a Lorenzo Piombo, non è da meno con la sua voce baritonale e la chitarra.


Tutte immagini, insomma, che parlano di integrazione fra medici, pazienti, infermieri, terapisti, giovani delle cooperative, volontari, ma anche dirigenti, commissari e funzionari della Asl che, tutti insieme, ballano e cantano senza pregiudizi. Nel quartetto immortalato nella foto davanti alla torta, per esempio, oltre a Volpe e Piombo c’è anche la responsabile del 118 della Asl Maria Calandra (a sinistra) e, in calzoni rossi e aria sbarazzina, la commissaria e direttrice sanitaria Tiziana Spinosa.
Sono fotografie, dunque, che dimostrano come non siano mancati anche ai massimi livelli, dirigenti dotati di calore umano, solidarietà e volontà di inclusione verso le persone con disagio psichico. Qualità indispensabili per avviare tutti i progetti approvati in questo periodo dalla dirigenza dell’Asl commissariata di Benevento, che ha avuto un unico handicap: la precarietà. Formata per 3 anni da commissari, la provvisorietà della gestione dell’azienda sanitaria ha impedito di fare progetti di ampio respiro.

Perciò, quando a ottobre 2011, il PDL che governava la Regione Campania ha nominato il nuovo staff dirigenziale capitanato dal direttore generale Michele Rossi, sembrava realizzata la speranza di stabilità ed efficienza. Ma ben presto la stabilità si è rivelata paralisi di ogni iniziativa con la necessità di ricominciare daccapo a creare un dialogo con i vertici aziendali. Nel frattempo, finanziamenti bloccati, progetti terapeutici interrotti, aggravamento delle patologie sono state le peggiori conseguenze: che solo il sostegno del personale “alleato” nel DSM è riuscito in parte ad arginare.
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